25 Aprile “Festa della LIBERAZIONE”. La comunicazione dei suoi detrattori.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Durante la giornata internazionale delle donne, nonché del loro sciopero globale, alcuni maschilisti camuffati dall’abito buono, portano avanti l’idea della necessità di una “festa dell’uomo” secondo il principio per cui tutti siano importanti. Nel corso delle lotte dei Black Lives Matter per i diritti degli afro-americani e di tutte quelle persone senza una voce, fa capolino lo slogan balordo di qualche suprematista bianco travestito da benevolo, che recita: “All Lives Matter”. Come a ribadire che tutte le vite contino. E poi ci sono i maschi alpha nostrani che alle proposte portate avanti nel decreto legge Zan, che prevede una specifica aggravante per chi compie crimini in nome della discriminazione, rispondono che “non è necessario perché le violenze sugli etero sono ugualmente gravi”. Nel 2019, durante i festeggiamenti del 25 Aprile, uno strano figuro, che in un canto Dantesco sarebbe ripieno di ricotta e mangiato da un gigante cannolo infernale, decide di mettere piede in Sicilia e da lì affermare che: “Sono in Sicilia per la liberazione dalla mafia”. 

Ora vi chiederete cosa sia questo elenco di stranezze e cosa il sottoscritto stia cercando di dirvi. Il linguaggio non è neutrale, ma è un campo di battaglia. Da sempre esiste un meccanismo comunicativo, utilizzato da chi voglia sminuire un fatto, un evento o un pensiero e non voglia farlo schierandosi direttamente contro. Scegliendo la via del subdolo, allora, cosa fa? Sposta l’attenzione su qualcos’altro che in altri momenti, giustamente, merita grande importanza da parte dell’opinione pubblica e che quindi risulta un’argomentazione forte a cui non si può facilmente controbattere. Proviamo a fare un semplice esempio.

Negli ultimi anni la ricorrenza del 25 Aprile è stata stuprata dalla becera, ma furba comunicazione della destra italiana. Lo strano figuro di ricotta (che di certo non avete faticato ad identificare anche se foste suoi sostenitori) e la sua “partner in crime” Giorgia Meloni, non hanno mai apertamente detto: “per noi la liberazione non va festeggiata poiché il fascismo era la via da seguire”, perché sarebbe risultato troppo anche per i loro followers. Il terreno per fortuna non è ancora così fertile. Tantomeno avrebbero potuto contrapporre alla Liberazione un qualche falso storico del tipo: “la Liberazione non è mai avvenuta”, perché in questo caso risulterebbero ridicoli e sull’orlo del delirio ai più. E allora la strada scelta è “l’accontentarsi” di spostare l’attenzione, andando a scomodare (e macchiare) un argomento delicato come, ad esempio, quello della lotta alla mafia. Immaginatevi Matteo Salvini ospite in tv che dichiara che per il 25 Aprile lui festeggerà la liberazione dalle mafie. Qualsiasi giornalista e/o conduttore, per quanto abile, rischierebbe di cadere nella trappola del populismo provando a ribattere a tal pensiero, sentendosi dire il più semplice e basso dei “Ah perché lei non è per la lotta alle mafie?”. Ricordiamoci che la semplificazione e la generalizzazione sono tra gli strumenti preferiti della propaganda populista. (La più grande generalizzazione di tutti i tempi rischiò di spazzare via dal pianeta un’intera etnia, vedasi genocidio ebreo). 

Utilizzare gli strumenti della distrazione di massa permette di difendersi, rimandare o evitare una questione (in questo caso il 25 Aprile) che potrebbe mettere a rischio la credibilità dell’oratore (in questo caso i due leader di destra ed il loro seguito). Abbiamo un campionario molto vasto di esempi, per mostrarvi che per quanto subdola, la comunicazione dei populisti nostrani e non, è molto prevedibile. Tutto sta nell’affinare le contromosse e proteggerci dalla loro rete. 

Foibe. Uno degli argomenti più bistrattati e sfruttati da Giorgia Meloni per usare lo stesso tipo di distrazione di massa, in questo caso durante la Giornata della Memoria. La leader di Fratelli d’Italia chiaramente ha tra le fila del suo elettorato una frangia di estrema destra che in maniera becera simpatizza per quella che fu la Germania nazista e l’Italia fascista. Lei lo sa ed evita di affrontare l’argomento della shoah, spostando l’attenzione su altre morti (che non sono trascurate nella realtà e hanno già di per sé un giorno del ricordo). Molto spesso questo meccanismo finisce vilmente ad utilizzare alcune persone defunte per screditare l’idea politica incarnata nella morte di altre. 

Come difenderci?
La comunicazione politica è una grande partita a poker. C’è il momento in cui i giocatori bluffano, il momento in cui rischiano e il momento in cui minimizzano i danni e provano a distrarre. Ecco, quest’ultima fase corrisponde al fenomeno che abbiamo appena descritto. E allora, come in una partita di poker, quando l’avversario cerca di ridurre i danni noi dobbiamo spingere, incalzare e metterlo con le spalle al muro. Non è facile, ma è d’obbligo per poter vincere la partita.

La scorsa domenica era il 25 Aprile. Abbiamo celebrato la lotta partigiana, la Resistenza di donne e uomini che ci ha liberat* dalla follia razzista e omicida del fascismo; Abbiamo festeggiato uno dei giorni più belli della storia italiana, il giorno in cui uniti abbiamo combattuto per la nostra libertà. La scorsa domenica era il 25 aprile ed era la festa della LIBERAZIONE dalla dittatura fascista. Tutto il resto passerà agli annali come una mera tecnica di distrazione di massa. 


Viva la Resistenza e la Libertà. 

Se ti va lasciaci un commento o scrivici il tuo pensiero

Sito realizzato da HopUp! Agency

All Rights Reserved © 2020