Calabria, occupata una struttura dell’azienda sanitaria

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Vogliamo una sanità pubblica, accessibile e di qualità!

Un piano vaccinale totalmente disorganizzato. In molti comuni della provincia alcuni over 80 si sono visti negare i vaccini, perché a quanto pare sono finiti.

Sono le ragazze e i ragazzi di FEM. IN., un collettivo femminista intersezionale, che quindi porta avanti le istanze di tutte le categorie di persone discriminate, a prescindere dal genere, dalla razza, l’orientamento sessuale, la disabilità, lo stato sociale o economico, la religione e tanto altro. In vista della giornata internazionale dei diritti delle donne hanno iniziato le loro proteste in vari luoghi della Calabria sabato 6 marzo. Uno di questi gruppi, lunedì 8 ha raggiunto il tetto di un polo sanitario dell’ASP di Cosenza a C. da Serra Spiga.                                                                                      

Hanno passato già due notti sul tetto, rivendicano il diritto alla salute di tutti i cittadini calabresi, negato da una politica corrotta e da un Ministero che fa orecchie da mercante alle richieste di colloquio più volte ribadite.                                

Nei mesi scorsi il degrado della sanità calabrese è stato portato agli occhi di tutta Italia. Dopo mesi di pianificazione, portata avanti dal dott. Guido Longo, il nuovo Commissario per la sanità regionale, la situazione sembra peggiorata.                      

Il gruppo è nato nel febbraio del 2019, il loro intento è quello di occuparsi delle problematiche territoriali, in particolare di tutta la Regione Calabria. Sono persone, donne in maggioranza, che hanno deciso di denunciare un sistema che insulta la dignità dei calabresi. Sono supportate da numerosi cittadini, che in questa occasione hanno fornito aiuto a chi è rimasto accampato sul tetto a presidiare.                                                                                                                                      

Attraverso un video, pubblicato sui canali social, sono state comunicate le ragioni di questa iniziativa. 

C’è un buco di 74.000 vaccini, sono stati consegnati e non somministrati. Nessuno ancora si degna a darci delle risposte rispetto a questo tema.

L’azienda sanitaria paga 20.000 euro mensili di canone d’affitto per la struttura in cui ci troviamo, è una cifra esorbitante considerando che qui doveva sorgere l’USCA, che però non è mai sorta.

Ribadiscono che, da come deliberato dall’ASP, ci dovrebbero essere 11 USCA attive sul territorio, in realtà ce ne sono poco più della metà. Dal sito internet dell’azienda sanitaria provinciale non è possibile reperire informazioni, tutto viene gestito in maniera tacita, senza nessun tipo di trasparenza. 

Il commissario non ha ancora dato risposte, pare che sia a Roma per affari istituzionali. Loro non mollano la presa, sono lì, decise ad andare fino in fondo.

Questa situazione è dovuta ad una gestione del sistema sanitario utilitaristica e clientelare, non possiamo più sottostare a questo tipo di decisioni, perché sono completamente lontane dalle reali esigenze del territorio.

Una protesta molto composta e precisa nelle richieste avanzate. Noi continueremo a seguire e a commentare la vicenda, il meridione d’Italia ha diritto ad una rivincita!

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