Dall’etica del lavoro al lavoro etico: la trasformazione di cui abbiamo bisogno

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La pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi del mercato del lavoro hanno cambiato ogni scenario futuro e i paradigmi del passato sono diventati desueti e inefficaci. Oggi, occorre intraprendere un percorso di umanizzazione dei processi organizzativi e aziendali che mettano al primo posto l’integrità umana. Come? Attraverso l’etica.

Cos’è l’etica? L’etica è sia un insieme di norme e di valori che regolano il comportamento dell’uomo in relazione agli altri, sia un criterio che permette all’uomo di giudicare i comportamenti, propri e altrui, rispetto al bene e al male. L’etica oggi è una dottrina che riflette sul comportamento dell’uomo in vari campi. Solo negli ultimi due secoli, con il filosofo Karl Marx, si è arrivato a parlare di etica del lavoro: a partire da allora e dai concetti di alienazione nel e dal lavoro, è stato definito etico il lavoro che offre al soggetto la possibilità di esprimere la propria personalità in quello che fa lavorando. Per molti ancora l’etica aziendale e il business sono incompatibili poiché si tende ad accettare e sottostare alle regole del dio denaro per massimizzare i profitti a tutti i costi. Tuttavia, oggi sempre più aziende sono distanti da questo tipo di pensiero, e sembrano aver compreso che dal loro crescente potere derivano implicazioni etiche e responsabilità sociali. Talvolta il rapporto tra etica e lavoro deve andare al di là del perimetro legislativo, mettendo in atto scelte aziendali che seguano la propria sensibilità etica qualora non ci fosse una norma che tuteli i lavoratori e le lavoratrici. 

Il lavoro etico deve tener conto di molteplici fattori, le esigenze di business dell’azienda e le esigenze personali e sociali del lavoratore. La linea guida è il benessere comune, il fine ultimo quello di valorizzare l’esistenza umana. Ciò vuol dire rispettare il principio della vita, “lavorare per vivere” e “non vivere per lavorare”. Dobbiamo, scriveva Keynes, “tornare a porre i fini avanti ai mezzi, ad anteporre il buono all’utile”. È utopia? Forse. Ma la visione dell’uomo che le parole di Keynes sottintendono è attualissima. L’uomo non è una macchina, non è un robot che esaurisce la sua ragion d’essere nella produzione di beni e servizi. L’uomo non è un mezzo ma un fine e, in quanto tale, precede il mezzo. Una macchina logora o obsoleta si sostituisce. Ogni uomo e ogni donna sono creature uniche e irripetibili che non si esauriscono nelle loro capacità produttive; l’uomo e la donna precedono, sempre e comunque, la produzione, il profitto, l’utile.

Il mercato si dirige sempre più verso un’etica aziendale vicina al benessere umano e sociale, obiettivi che trovano sempre più spazio nelle strategie e politiche aziendali. Per esempio, Ronald Cohen, il finanziere e filantropo che sostiene l’Impact Investement ha dichiarato: “Investire per l’impatto sociale e ambientale è molto più di una scelta morale, è un modo intelligente di fare finanza e impresa. Dobbiamo tenere conto non solo dei ricavi ma anche dell’ambiente e delle migliori condizioni di vita”. Un caso concreto è quello di Marco Piccolo CEO della Reynaldi in Piemonte che di recente ha dichiarato al Corriere della Sera “Il benessere dei dipendenti fa bene: a loro, all’azienda e all’ambiente”. Nella Reynaldi, azienda che produce cosmetici per conto terzi, si lavoro su un turno solo, alle 17.00 si spengono le luci su fabbriche e uffici e i profitti vengono suddivisi tra azionisti e lavoratori. “Il bene più prezioso è il tempo. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Per me il tempo della vita, lo stare in famiglia, coltivare interessi e passioni, sono elementi di competitività anche per l’impresa”, afferma Marco Piccolo, “Ecco perché cinque anni fa ho scelto di trasformare Reynaldi in una Società Benefit. Perché ero e sono convinto che il profitto non sia un obiettivo primario, ma è una conseguenza naturale per una azienda che vuole produrre valore oltre a oggetti e servizi”.

Quali sono i principi etici e morali di cui le aziende devono dotarsi?

  • Flessibilità: le aziende affinché possano ottimizzare la produzione dovrebbero adottare la politica della flessibilità. Abbiamo visto tutti, ad esempio, il potenziale dello Smart Working e l’impatto che ha sulla vita sociale e ambientale. Magari non tutti lo hanno amato ma molti hanno dichiarato che una soluzione mista lavoro in ufficio e in Smart Working è una soluzione desiderabile;
  • Sostenibilità Ambientale: L’attenzione per la “cura” del pianeta terra è un tema che accomuna tutti, rappresentando il presente e il futuro della nostra esistenza. l’obiettivo è creare un modello di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. Pertanto, meno emissioni CO2 attraverso delle politiche green;
  • Digital Transformation: I processi, le metodologie sottostanti il business imprenditoriale devono avvalersi del supporto delle tecnologie, che non fanno altro che semplificarli. Pensiamo ad esempio, alla formazione che in questi giorni si tiene tramite sistemi di piattaforme online. Il Covid-19 ha portato un’impennata del digitale nella nostra società, basta vedere l’utilizzo di alcune piattaforme per esempio, Skype, Zoom, Microsoft Teams che aiutano le persone non solo a portare avanti il lavoro ma anche a sentirsi più vicini. Basta pensare che fino a pochi mesi fa era impensabile immaginare un consiglio europeo in video conferenza. Questo ci deve far capire quante possibilità oggi ci sono e magari non vengono sfruttate per un semplice limite di tipo mentale.
  • Umanità: ogni individuo è corredato da una componente biologica ed umana: emozioni, sensazioni, sensibilità. Se non si costruisce una politica di “ascolto” ma una linea di puro raggiungimento del business, si rischia di soffocare la parte “umana” del collaboratore e delle collaboratrici. In questo sistema di etica aziendale, è fondamentale la guida del leader, sia per l’azienda che per i dipendenti, che secondo una recente ricerca dell’associazione per la direzione del personale preferirebbe sì una carriera, ma con valori etici e un sano tenore di vita sociale.

La chiave sta nel capire quanto il benessere del lavoratore possa aumentarne il rendimento. L’agire etico perseguito dall’azienda vuole essere, quindi, un incentivo razionale per cercare di capire non solo cosa sia giusto fare, ma anche il “perché” sia necessario farlo. L’obiettivo primario è quello di far sì che sia introdotta anche una valutazione etica, sia nel decidere i propri comportamenti sia nel valutare quelli degli altri, unendo in questo modo la sfera morale a quella manageriale, le responsabilità individuali a quelle dell’Azienda e la sfera professionale a quella organizzativa. Questo significa tradurre il ragionamento in una concreta azione etica.

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