GIOVANI e POLITICA. L’onda d’urto che ignoriamo.

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Preambolo 

Nell’articolo precedente, in cui abbiamo iniziato ad affrontare il rapporto tra i giovani e la politica, ci eravamo lasciati con la promessa di tornare a parlare di fatti concreti ed esempi di situazioni in cui la voce delle nuove generazioni non può essere o non è stata ignorata. Prima di avventurarci nel nostro viaggio di attivismo giovanile, vorrei proprio soffermarmi sul verbo che ho appena utilizzato: ignorare.
Ignorare è ciò che viene fatto da decenni dalla politica dello scorso millennio sia nei confronti delle nuove generazioni (Y e Z per utilizzare un nome identificativo senza voler minimizzare le mille sfumature dei movimenti giovanili) e sia nei confronti delle urgenti tematiche del nuovo millennio da loro trattate.
Ambiente, parità di diritti, ammodernamento delle strutture statali come la scuola e l’inserimento nel mondo del lavoro, sono tutte tematiche di estrema urgenza e concretezza, in cui serve con immediatezza un ingente impegno economico e morale da parte dei governi. Nonostante ciò, le campagne elettorali e l’operato di larga parte dei politici del ‘900, si focalizza su temi di vecchia data che nel 2021 dovrebbero essere già ben gestiti e digeriti e che soprattutto, non guardano oltre a 2 o 3 anni dai giorni nostri.
Continuare ad ignorare può portare ad una società non solo mal attrezzata ad affrontare questi pericoli moderni, ma ancor più indebolita e sfilacciata da un’interna lotta generazionale.

Allora proviamo, come sempre, ad informarci e a capire cosa succede, oggi, nella galassia giovanile e a che tematiche stiamo rinunciando chiudendo i nostri occhi. 

Il pianeta al centro

Iniziamo il nostro viaggio di concretezza e azione giovanile in India. Nel sub-continente asiatico ormai da un anno proseguono le proteste degli agricoltori, che rappresentano la principale forza lavoro di un popolo immenso che ad oggi conta quasi 1.4 miliardi di persone (il doppio dell’intera Europa). Mobilitazioni, manifestazioni e scioperi generali di un intero settore che hanno preso vita in risposta alle nuove leggi in campo agricolo emanate dal governo nazionalista e di carattere indù estremista guidato dal primo ministro Narendra Modi. Tali leggi disarmano completamente i piccoli agricoltori contro le grandi multinazionali agroalimentari, riducendoli così in miseria. In questo contesto scende in campo, ancora una volta, una giovane donna di 22 anni, che già da tempo lottava per dare un sostegno ai piccoli coltivatori indiani alle prese con il cambiamento climatico che inizia a far sentire i suoi primi inquietanti effetti sui raccolti. Il suo nome è Disha Ravi. Laureata in economia, prende in mano il movimento in difesa dell’ambiente sul fronte indiano e guida in piazza e sui social decine di migliaia di giovani speranzosi cittadini del grande paese asiatico.
In questi primi mesi del 2021 Risha Davi ha dovuto far fronte ad un arresto, per mano del governo, con l’accusa di istigazione  dei cittadini alla rivolta. Lei non ha paura e continua la sua lotta trovando grande eco e sostegno in tutto il mondo, compreso dalla sua più popolare collega, la leader della lotta al surriscaldamento globale, Greta Thunberg. Senza entrare nei dettagli del percorso che hanno portato la giovane svedese a diventare guida per milioni di giovani in tutto il mondo, soffermiamoci un attimo sugli effetti ben visibili della sua lotta.

Gli esperti lo chiamano effetto Thunberg. Lo studio, di cui vi lascio il link in fondo, mostra i primi risultati tangibili di come l’avere familiarità col personaggio Greta, quindi conoscerlo, seguirlo sui social e ascoltarne le parole, porti ad una maggiore attitudine ad agire in maniera concreta in difesa del nostro pianeta. Se tale effetto lo si moltiplica per i milioni di giovani e meno giovani che seguono l’operato della giovane leader, sia in piazza che sui social (ricordiamo che soltanto su Instagram conta più di 10 milioni di followers che quotidianamente restano informati sulle sue azioni), otteniamo un esercito di nuovi cittadini consapevoli che, in quanto consumatori, pian piano generano un impatto devastante sulle scelte delle grandi multinazionali e sui loro prodotti. Se provassimo a fare l’esperimento di osservare quante nuove pubblicità ogni giorno escono in tv e su internet di nuovi prodotti eco-friendly, bio, vegan, comprenderemmo di che grande risvolto stiamo parlando e di come sia ridicolo continuare a chiamarli “leader del futuro”.

Mobilitano milioni di persone, non temono la tracotanza di vecchi e pericolosi politici come Trump e Modi o le esternazioni di vecchi editori alla deriva come il caro Vittorio Feltri, e parlano di tematiche che riguardano la nostra esistenza da qui ai prossimi 100 anni. C’è solo un nome per personalità come Greta Thunberg e Risha Davi: leader del presente.

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Il valore aggiunto degli States

Ci spostiamo ora in un paese in cui la campagna elettorale per la corsa alla presidenza vale più di 5 miliardi di dollari, in una nazione in cui senza almeno un budget iniziale di 4 milioni di dollari in tasca non puoi immaginare di correre per un posto al congresso, ma dove Alexandria Ocasio Cortez (AOC), mentre portava avanti il suo lavoro da semplice barista per poter aiutare la madre a non vedersi pignorare la casa dalle banche, si presentava nel 2018 alle primarie del Partito Democratico statunitense per sfidare l’allora parlamentare del Distretto n.14 di New York, Joseph Crowley. La Ocasio Cortez smuove, sin dalle primarie, gli animi di una sinistra americana fin troppo appassita da anni di centrismo di stampo Clinton e, aiutata da motivatissim* volontar*, con appena 83 mila dollari di raccolta fondi manda a casa il suo avversario.
Dal mattino seguente in America, le ricerche online della parola “socialismo” schizzarono del 1500%. Questo, che ai più potrebbe sembrare come un dato forse non così rilevante, è invece un incredibile apertura di vedute in una nazione in cui il socialismo e in generale l’intervento dello stato sulla vita dei cittadini, è stato da tempo messo nella lista delle “cose brutte e cattive che fanno i comunisti”. Riportare al centro della discussione la parola socialismo, vuol dire riportare in aula temi come la sanità pubblica, il diritto universale all’istruzione, la questione ambientale. Tutti punti che oggi ritroviamo nell’agenda politica di Alexandria Ocasio Cortez e che da lei vengono portati avanti in maniera sprezzante e disinvolta in quel pantano novecentesco della politica americana, che vede un congresso per due terzi negazionista nei confronti del cambiamento climatico e dove alcuni deputati ancora oggi si permettono di mostrare in aula evidenti atteggiamenti di sessismo. Un’agenda politica con cui, nel 2018, viene eletta come più giovane deputat* di sempre nel Congresso americano. La più giovane, la più agguerrita, oggi smuove l’opinione di milioni di giovani e meno giovani sui social e nelle piazze. Ci ricorda che (trovate in fondo il link alla video intervista): “Questa è una battaglia generazionale e abbiamo grande bisogno che i giovani vadano a votare. Saranno le giovani generazioni che sosterranno temi come il debito bancario scolastico, la sanità pubblica, l’indennità per malattia, il salario minimo. “
Giovane che crede nei giovani. Ignorare quest’onda vuol dire perdere molte opportunità. 

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I numeri delle masse

Questi ormai grandi leader ispirano e dettano l’agenda politica dei giorni nostri, in barba a chi pensa ancora di gestire questo mondo con fare paternalistico del secolo scorso. La solida base e il terreno fertile su cui trovano crescita queste straordinarie giovani donne e straordinari giovani uomini è una grande massa in fermento che per troppo tempo è stata ignorata, dimenticata anche quando ce la metteva tutta, e sovrastata da poteri vecchi convinti che si è pronti soltanto a 50 anni. Una massa di persone attrezzate al nuovo millennio, in pieno possesso delle abilità digitali e linguistiche necessarie, e mosse dai fini più nobili.
Da sempre i giovani vengono dipinti come distanti dalla politica, non intenzionati a votare, non curanti degli affari del loro paese, ma è davvero così?
Secondo gli ultimi dati ISTAT in merito, che purtroppo risalgono al 2014, tra i soggetti nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni l’impegno quotidiano politico e civile riguarda il 70% degli intervistati. Percezione che migliora ulteriormente se guardiamo all’aumento di impegno giovanile nel volontariato degli ultimi anni o ad un ritorno di interesse verso le formazioni politiche giovanili come i Giovani Democratici. È per esempio di quest’anno la riapertura di un circolo a Piacenza che mancava da molto, oppure il raddoppio dei suoi iscritti rispetto a qualche anno prima per la sede di Rimini. 

Una rinnovata partecipazione che vede un ulteriore lampante esempio nella formazione delle Sardine nel bel paese. Siamo nel Novembre del 2019, tutta l’Italia è col fiato sospeso per le elezioni regionali in Emilia-Romagna, che nelle settimane precedenti avevano acquisito un carattere quasi nazionale. La candidata Lega lascia la campagna in mano a Matteo Salvini che pericolosamente riempie le piazze una ad una.  Totalmente fuori dai piani di Stefano Bonaccini, ricandidatosi alla presidenza della regione con una larga coalizione di centro-sinistra, si presenta in campo un gruppo di ragazzi giovanissimi che volendo dare una spinta ad una sinistra italiana in affanno, prova a dare un segnale forte riportando in piazza le persone vere, fisiche, per dimostrare che le piazze non fossero soltanto in mano al pericoloso leader della Lega, Matteo Salvini. Seimila persone in Piazza Maggiore a Bologna era l’obiettivo ambizioso delle Sardine. L’indomani, nonostante la pioggia e il freddo, scesero in piazza ben 13mila persone, in un colorato abbraccio di partecipazione politica. Quanti leader di sinistra oggi possono vantare lo stesso?
Di fronte a questo grande esempio di partecipazione si sollevarono le attesissime voci dei fan di una politica del secolo scorso che non tardarono a mostrare un atteggiamento paternalistico, giocando la solita carta del “si bravi ma loro cosa farebbero se governassero?”. Una domanda retorica senza alcun senso e significato. In parole più oneste si tradurrebbe in un “Bene, adesso che vi siete fatti avanti noi vi sbarriamo la strada e non vi diamo i mezzi per agire, poi vi chiediamo il rendiconto delle vostre opere però”. 

Abbiamo visto insieme qualche numero e qualche fatto concreto che dimostra come le nuove generazioni non possano più stare in panchina ma debbano ottenere la possibilità di guidare. Come ci ricorda Ritanna Armeni in un’intervista: “Oggi l’idea del cambiamento si è completamente scissa dalla politica”. 

A voi lettrici e lettori le eventuali valutazioni. 

Fonti – http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=42869

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