Grecia: autoritarismo e pandemia. Il popolo in piazza.

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di Micol De Simoni

In questi giorni avrete letto la notizia “La Grecia riapre ai turisti vaccinati o negativi al tampone”. Molti di noi si sono proiettati con l’immaginazione nelle bellissime spiagge delle isole, hanno pregustato la cucina greca, hanno iniziato a pensare a quanto sarebbe bello svegliarsi nelle tipiche casette bianche e blu invece che tra le mura domestiche dove siamo stati chiusi per un anno. Perché diciamocelo, non ce la facciamo più a non poter viaggiare e anche solo la prospettiva che qualcuno ce lo permetta ci fa bene all’umore.

Quello che però molto probabilmente non avrete letto è che la stessa Grecia che accoglierà da maggio turisti vaccinati è la Grecia che vede la propria capitale vittima di continue violenze e abusi di potere. 

Ma contestualizziamo.

La Grecia dal 7 novembre è di nuovo in lock-down. Questa volta le restrizioni prevedono l’invio di un sms al governo con un numero corrispondente alla motivazione per cui si esce di casa e un coprifuoco alle 21 durante i giorni lavorativi e alle 19 durante i fine settimana. La multa è di 300 euro in un paese dove il salario minimo è di 596,10 euro.

Il governo ha deciso, invece che investire sulla sanità pubblica che attualmente vede gli ospedali pieni, di puntare sulle forze dell’ordine per assicurarsi che la popolazione non violi le norme anti-Covid. Per farlo ha ricostituito una forza speciale che era stata sciolta per essersi macchiata di vere e proprie torture e pestaggi, sia in strada che nei vari commissariati di polizia. Questo gruppo di persone, armato e autorizzato dal governo non segue il normale iter del resto della polizia. Queste persone non vengono reclutate dall’accademia ma scelti direttamente, spesso utilizzando ex membri delle forze speciali dell’esercito. Dunque, immaginate questi gruppi di violenti celerini in moto andare in giro per la città per fare i giustizieri sulle spalle dei cittadini. Immaginate che cosa può succedere quando qualcuno prova a contestare verbalmente una loro multa. Multa che può corrispondere a mezzo stipendio in un periodo di forte crisi in cui, come in tutto il mondo, molte persone hanno perso le proprie attività e il proprio lavoro. Multa che può essere data anche per un semplice sms inviato nel modo sbagliato, un errore sulla certificazione redatta dal proprio datore di lavoro.  I motociclisti “giustizieri” non aspettano altro per poter abusare del loro potere. 

E così succede che uno dei tanti pestaggi in strada nei confronti di chi non ci sta a ricevere quella multa soltanto per essersi seduto su una panchina (vietato dalle norme anti Covid) venga filmato. Il video diventa virale e nel quartiere di Nea Smyrni (dove è avvenuto il pestaggio) nel giro di un’ora un corteo di circa mille persone si avvia per protestare davanti al commissariato di polizia. Qui trova le forze speciali che prontamente attaccano il corteo, disperdendolo. Viene così organizzata una manifestazione più grande e il 9 marzo, nonostante la polizia avesse chiuso varie fermate metro e tram per scoraggiarle persone a recarsi nel quartiere, migliaia di persone arrivano dalle varie strade, tutte dirette al commissariato di polizia. 

Il corteo trova nuovamente le forze speciali schierate che, all’arrivo dei manifestanti, lanciano lacrimogeni e caricano con le moto. Come è prevedibile in queste situazioni a violenza si è risposto con violenza e un poliziotto è rimasto ferito in maniera grave. Questa è alla fine la notizia principale che troverete sui giornali: “poliziotto ferito da manifestanti “. Non giustifico la violenza, ma non sarebbe sbagliato riportare anche che il poliziotto in questione era stato disarcionato da una moto che stava caricando dei manifestanti a piedi. Bisognerebbe riportare anche che a manifestazione finita i colleghi del poliziotto hanno continuato a pestare chi trovavano per le strade per vendicare il collega ferito. 

Tra i manifestanti 16 arresti. Tutti giudicati per direttissima. È di questi giorni, inoltre, la notizia della decisione che i figli delle persone arrestate nelle manifestazioni saranno tenuti in custodia delle forze di polizia invece che da parenti o servizi sociali come da prassi. Un altro provvedimento che, insieme agli arresti di persone che hanno provato a dire la loro, alla notizia dell’istituzione di un corpo di polizia che dovrà operare all’interno dell’università, alla violenza giustificata dal governo, deve far riflettere. 

I cittadini non ce la fanno più. Sono stufi di avere il terrore di recarsi al lavoro, di fare la spesa, di andare a trovare genitori anziani bisognosi di cure. Sono stufi dell’abuso di potere di persone violente. Sono stufi delle università occupate dalla polizia. Sono stufi di quello che il governo sta facendo nell’ultimo anno. 

Un governo che, per comprenderne la caratura, si è già macchiato in passato di azioni come il cercare di insabbiare episodi di stupro di minorenni. Parlo di Dimitris Lignadis arrestato per pedofilia febbraio scorso. Lignadis, amico del primo ministro greco, era stato nominato da lui stesso direttore artistico del Teatro Nazionale di Atene saltando le normali votazioni. Il governo viene accusato di aver cercato di insabbiare gli episodi che hanno visto Lignadis protagonista di una brutta pagina del teatro di Atene e di aver rallentato le indagini. Lo stesso governo che continua a ignorare le richieste di Dimitris Koufodinas, ex terrorista greco e leader del gruppo armato di estrema sinistra “17 Novembre”, ricoverato in fin di vita dopo uno sciopero della fame durato 66 giorni (finito il 14 marzo perché “ha scelto la vita”) per protestare contro il trasferimento in un carcere sperduto e difficilmente raggiungibile dalla sua famiglia. Koufodinas, la cui unica richiesta, tutt’ora non accolta, è di tornare nel carcere dove era stato inizialmente assegnato, rischiava di diventare il primo detenuto politico europeo a morire a seguito di uno sciopero della fame dal 1981 (Inghilterra).

Il pestaggio di un ragazzo, manganellato ripetutamente e brutalmente da più poliziotti mentre urla chiedendo di fermarsi è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quella che osserviamo dopo un anno dal primo lock-down è una Grecia che ha raggiunto il limite della sua sopportazione. Le manifestazioni sono sempre più frequenti nel paese. 

Non possiamo accettare che questi episodi di violenza e abuso di potere avvengano sotto l’ala protettrice di mamma Europa. Mentre i media nostrani tacciono, io ringrazio i miei amici ateniesi che mi riportano quello che sta avvenendo e che cercano tramite i loro video sui principali social network di denunciare la violenza che il loro paese sta subendo altrimenti ne sarei stata all’oscuro come tutti. La lingua non aiuta visto che in rete circolano video con sottotitoli in inglese che non riportano quello che si sta effettivamente dicendo. Un poliziotto che urla “Andiamo a ucciderli” diventa “Andiamo o lo uccideranno”. Il sospetto che questi falsi video girino di proposito è d’obbligo.

La popolazione è preoccupata che il governo della destra di Mitsotakis possa sfruttare sempre di più un periodo di forte crisi per acquistare poteri che vanno molto al di fuori del cercare di limitare i danni del Covid (basti pensare alla polizia nelle università).

Ho provato a sintetizzarvi quello che ho appreso dai miei amici greci, che ho osservato guardando i video che girano (aiutata dal conoscere un po’ di greco moderno) e che ho trovato leggendo dalle poche notizie che trapelano. Quanti di questi episodi stanno accadendo nel mondo in questo momento anche sfruttando l’ondata del Covid senza che noi ne siamo al corrente? Quanto sarà difficile una volta finita l’emergenza rimediare ai soprusi e ai danni conseguenti? 

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