Se famiglia e matrimonio valgono più della vita delle donne

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La Turchia, il primo firmatario della Convenzione di Istanbul nel 2011, si è ritirata dalla stessa Convenzione la notte tra il 19 e il 20 marzo con un decreto esecutivo firmato da Erdogan e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Erdogan, il governo turco e i partiti conservatori hanno giustificato il ritiro affermando che la Convenzione di Istanbul è un attacco ai valori tradizionali della famiglia e del matrimonio, mentre in Turchia vi sono oltre 300 femminicidi l’anno e più di 70 solo dall’inizio del 2021. Noi rifiutiamo il ritiro dalla Convenzione che palesa la paura di Erdogan della forte lotta femminista in Turchia. Diverse le manifestazioni previste nelle città turche, le donne e la comunità Lgbtq+ scenderanno in piazza per opporsi alle politiche patriarcali del governo turco.

«Scappa, scappa, scappa Tayyip» è molto più di un semplice slogan: la lotta per la Convenzione di Istanbul è una battaglia complessiva per la libertà contro l’autoritarismo di un governo che sfrutta, opprime, uccide!

“Rifiutiamo il ritiro dalla Convenzione di Istanbul! Nonostante la Turchia abbia fatto un passo indietro sull’obbligo di prevenire la violenza contro le donne, noi continueremo a mantenere la nostra solidarietà per le donne e a crescere insieme, come facciamo da molti anni.

La Turchia, che è stato il primo Paese a ratificare la Convenzione nel 2011 assumendosi l’impegno di prevenire la violenza contro le donne, di punire i responsabili, di proteggere e supportare le donne vittime di violenza, ha dichiarato il proprio ritiro dalla Convenzione di Istanbul per decisione del presidente. 

La Convenzione di Istanbul, che è anche il riferimento principale della Legge turca n° 6284, richiama l’attenzione sulla gender inequality come radice della violenza, pone al centro il supporto alle donne attraverso un approccio olistico ed enfatizza la prevenzione alla violenza tanto quanto la protezione delle donne. 

Con il ritiro dalla Convenzione di Istanbul viene infranta la promessa di combattere la violenza contro le donne in ambito internazionale, disconoscendo così l’obbligo dello stato di combattere contro la violenza maschile e condannare le donne a tale violenza.

La violenza contro le donne è un fatto universale e politico. In Turchia, così come nel resto del mondo, combattere la violenza contro le donne è possibile solo attraverso la prevenzione alla violenza senza alcuna discriminazione, proteggendo le donne, punendo i colpevoli e stabilendo politiche integrate contro la violenza. 

La cultura e le tradizione di un paese non possono costituire una scusa per la violenza sulle donne. Nessun valore può stare al di sopra della sicurezza della vita delle donne e al dovere di uno stato di proteggere i suoi cittadini in ogni circostanza. 

Tutto ciò è stato disfatto con il ritiro dalla Convenzione di Istanbul. Per anni, abbiamo visto il disimpegno della Convenzione nel combattere la violenza contro le donne e il mancato rispetto dei requisiti della Legge turca n° 6284. 

Vediamo questi risultati nella vita delle donne, i costi del fallimento dello stato di rinforzare le proprie leggi, attribuite alla convenzione così da prevenire la violenza contro le donne. Gli attacchi ai diritti delle donne aumentano di anno in anno. In quanto donne ci rifiutiamo di riportare il discorso sulla Convenzione di Istanbul, figuriamoci di porvi fine. E non accettiamo che lo stato si tiri indietro dall’obbligo di proteggere tutte le donne, la comunità LGBTI+ e i bambini dalla violenza! 

In quanto donne, non rinunciamo né alle conquiste ottenute con la nostra lotta per anni, né alla lotta che conduciamo per le nostre vite, né alla solidarietà reciproca!” 

Testo di Mor Çatı Women’s Shelter Foundation 

Fonte originale https://en.morcati.org.tr/news/we-refuse-to-withdraw-from-the-istanbul-convention/

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