USA al quinto mese di Biden – Cosa è cambiato per il mondo?

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Dal 20 Gennaio 2021 si è insediato il 46° presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden. All’inizio di quest’anno abbiamo visto compiersi uno dei più scenografici, e a tratti drammatici, scambi di testimone tra un presidente uscente ed uno entrante alla Casa Bianca. Oggi siamo all’interno del quinto mese di questa nuova presidenza e seppur l’attenzione mediatica da questa parte dell’oceano sia calata, l’operato USA rimane centralissimo nella vita delle nostre nazioni europee, ad esempio per i 4 motivi citati nel precedente articolo di Svolta (ELEZIONI USA 2020). Ma proviamo allora oggi a vedere cosa è successo dopo quel 20 gennaio, che fine hanno fatto le nostre speranze e fino a che punto il neopresidente USA abbia impattato sull’agenda mondiale distanziandosi dall’operato del suo predecessore, l’esimio Donald Trump. 

Più o meno diritti? Più o meno inclusione? 

Mi piacerebbe partire con voi lettrici e lettori di Svolta da quel capitolo che nello scorso articolo definimmo “conquiste socioculturali”. Noi tutti sappiamo quanto sia delicato il momento storico in termini di integrazione, accoglienza e convivenza tra le diverse etnie e nazionalità e quanto lontano siano i nostri governi e popoli dal trovarne un equilibrio. La pandemia di Covid19 non ha fatto altro che mettere in freezer per un anno questi problemi che si ripresentano ancora più forti, con un’intolleranza ancor maggiore specialmente tra le fasce di popolazione maggiormente colpite dalla crisi economica derivante da questo anno di virus. Proporzionalmente al numero di contagi che scende, aumenta il numero di volte in cui i nazionalisti nostrani citano la parola immigrazione e tornano a soffiare sull’odio e sulla rabbia di larghe fasce della cittadinanza. Un periodo, quello post crisi, che storicamente richiede attenzione e pugno fermo su certe tematiche affinché non si scivoli rovinosamente nel baratro (vedi Europa post Prima Guerra Mondiale e Conferenza di Parigi). Può questo pugno forte sui diritti e sull’integrazione arrivare proprio dal presidente Joe Biden? 

Lo scorso 20 aprile, dopo quasi un anno dall’uccisione di George Floyd, arrivò la condanna per il poliziotto assassino Derek Chauvin che resta in attesa di capire soltanto di quanti anni sarà la sua pena da scontare in prigione (l’accusa ne chiede 30). L’attuale Presidente si è schierato di netto in questa circostanza, abbandonando quel beneficio del dubbio e tentativo di insinuazione che caratterizzava i discorsi di Trump in merito a tale questione. E nel discorso tenutosi subito dopo il processo, che potete reperire al link che vi lascio in fondo, Biden ha affermato che “è stato compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico che è una macchia nell’anima del nostro Paese” ed ha aggiunto un sonoro “Non possiamo fermarci qui”.
Vedremo in futuro se queste parole porteranno ad una vera riforma della polizia statunitense o meno, ma in maniera oggettiva quello che possiamo dire oggi è che certamente i toni sono cambiati e la narrazione sembra trovare una piega più umana ed egualitaria senza nessun tentativo disperato di difendere un gesto terribile come capitava nei discorsi dell’ex presidente Trump. 

Di certo la svolta Biden sembra strutturale e la si poteva già notare dai primissimi giorni, da un lato con la scelta di uno staff e di vertici che contano numerose rappresentanze del mondo femminile, LGBT+ e con un ampio spettro su numerose etnie che caratterizzano da sempre il vero tessuto sociale degli Stati Uniti, dall’altro con repentini atti pratici come la firma di una serie di 3 decreti che annientarono le politiche di esclusione portate avanti dal caro Donald negli ultimi anni. E quindi possiamo dire che la macchina USA si è messa in moto nell’ambito dei diritti e dell’inclusione, nonostante la percezione sia stata scarsa oltre oceano. Sarà il momento giusto per lo slancio di questo megafono di diritti, adesso che il covid inizia a liberare le nostre menti e i nostri giornali oltre che i nostri ospedali? 

La ritrovata scienza

Se state tornando dall’hub vaccinale o state leggendo in tv o sul web i numeri inerenti ai contagi e ai decessi dovuti al Covid19, avrete come l’impressione che non sia stato il caso o la fortuna a toglierci dal pantano di questa pandemia. Come se realizzaste che, nonostante ci possano piacere tanto, non siano state le parole di politici e giornalisti che alludevano ad una dittatura sanitaria in corso, degna della migliore puntata di Black Mirror, a salvarci dalla più estesa pandemia che il mondo ricordi. Ma vi rimbomba invece nella testa una vocina che prova a spiegarvi chi sia stato ad aver salvato l’umanità: la scienza. 

La scienza, fatta di donne e uomini che giorno e notte lavorano nelle retrovie di questo pianeta, negli ultimi anni è stata indubbiamente bistratta. Conosciamo bene No-Vax, No-mask, terrapiattisti e deliri vari che rappresentano soltanto la punta di uno strano ed ingiustificato sentimento di diffidenza verso risultati scientifici con la continua ansia che qualcuno li stia manipolando prima di presentarceli. Il presidente uscente Donald Trump si era fatto promotore di questa diffidenza nei confronti della scienza e lo abbiamo visto all’atto pratico sia con la sua scarsa considerazione nei confronti del virus e delle misure per contenerlo ed arginarlo, sia con la sua posizione arrogante e a tratti delirante nei confronti della questione climatica. A tal proposito vi consiglio di leggere l’articolo precedente sulle elezioni USA e la questione riscaldamento globale per qualche spunto da approfondire. Con questo in mente ritroviamo invece il presidente Biden ancora una volta in una netta e opposta presa di posizione.
Tra le primissime cose fatte appena insediatosi alla Casa Bianca spicca il riassegnare le responsabilità riguardanti la gestione del Covid 19 agli esperti e agli scienziati, seguito subito da un’intensissima campagna vaccinale che ha visto gli Stati Uniti viaggiare a velocità doppia rispetto all’Unione Europea (per qualche dato e analisi ulteriore vi lascio il link del Sole 24 Ore). 

La stessa scienza che iniziamo a percepire come vitale alla sopravvivenza contro la pandemia, continuiamo in molti ancora ad ignorarla per ciò che riguarda l’altra grande tematica dove la mano di Joe Biden ha preso subito una piega decisa: il cambiamento climatico.
La nuova presidenza USA non ha esitato più di qualche giorno per reinserire il paese nei patti presi con l’accordo di Parigi. Si è dichiarato anzi volenteroso di vedere gli Stati Uniti leader anche in quella che è la sfida più grande che attende l’umanità nei prossimi decenni. Dal summit sul climate change tenutosi in occasione della Giornata mondiale della Terra ha ribadito che “Ora o mai più. Questo è il decennio decisivo per agire e invertire la rotta sui cambiamenti climatici e per evitare il peggio” e poi affermato che gli USA si impegneranno a dimezzare le emissioni entro il 2030 e mantenere la promessa di diventare un colosso ad emissioni zero entro il 2050.

A valle di queste dichiarazioni, rimaniamo comunque tutti consapevoli del grande ritardo in cui ci troviamo nei confronti della sfida climatica e che non possiamo essere sicuri che tali parole si compiano poi in atti concreti, ma di certo la comunicazione è stata riportata sul piano giusto, quello dei dati e degli studi scientifici. Una chicca per gli amanti del genere, a ribadire la sua fiducia nella scienza Biden tra i vari suppellettili dello studio ovale della Casa Bianca ha incastonato diversi pezzetti di roccia lunare.

Il grande megafono americano è tornato a far sentire la sua voce, i detrattori potranno dire che è soltanto un atteggiamento di facciata e i più ottimisti sosterranno che l’aria sta cambiando. Certo è che per i punti che abbiamo brevemente affrontato in questo articolo il neopresidente Joe Biden ha messo in campo dialogo, azioni concrete ed empatia, quest’ultima rarissima in periodo Trumpiano. 

Se state pensando che sia tutto rose e fiori a prescindere, devo scoppiarvi la nuvoletta. Stiamo comunque parlando degli Stati Uniti d’America, quel grosso bullo di quartiere giovane e armato fino ai denti. In questi primi mesi Biden ha avuto anche un altro registro di comunicazione, quello utilizzato per gli affari esteri dove seppur mostrando una morbidezza maggiore dei suoi predecessori, ha comunque ribadito cosa sia l’America e che ruolo debba avere nello scacchiere geopolitico mondiale. Ma di ciò, ce ne occuperemo un’altra volta.

Link: 

Discorso Biden post processo Chauvin: https://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2021/04/21/dopo-il-verdetto-chauvin-biden-george-floyd-ha-cambiato-il-mondo

Approfondimento decreti Biden sull’immigrazione: https://www.fanpage.it/esteri/usa-biden-riunisce-le-famiglie-separate-dallamministrazione-trump-con-3-decreti-sullimmigrazione

Vaccinazione USA vs UE: https://www.ilsole24ore.com/art/vaccini-perche-usa-sono-piu-bravi-dell-europa-ADcs5MRB

Leaders Summit on Climate, intervento Biden: https://www.youtube.com/watch?v=UfmBxNWBAIU

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